Tobacco smoking among Italian physicians and the role of Occupational Medicine / Abitudine al fumo nei medici italiani e il ruolo della Medicina del Lavoro

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D.R. Smith
N. L'Abbate
A. Lorusso

Keywords

Abstract

Abitudine al fumo nei medici italiani e il ruolo della Medicina del Lavoro
Da una rassegna della letteratura internazionale emerge che tra i medici italiani vi è una elevata percentuale di fumatori. A partire dal 1985 il tasso di medici fumatori è andato gradualmente riducendosi, in parallelo con quanto osservato nella popolazione generale. Tuttavia, il dato è differente se si confrontano le regioni settentrionali e quelle meridionali. In queste ultime si registrano infatti percentuali più alte di medici fumatori. Inoltre, dagli studi che hanno analizzato le differenze dell’abitudine al fumo nei due sessi emerge che, mentre nei medici uomini c’è stato una discreta riduzione nel tempo, nelle donne i valori sono rimasti pressoché stabili. Da un confronto internazionale emerge che la riduzione della percentuale di fumatori nei medici italiani non ha tenuto il passo con quella osservata in molti altri paesi, dal momento che attualmente nel nostro paese almeno un quarto dei medici fuma. Inoltre, la maggior parte di essi fuma mentre è in servizio. Ciò procura diversi inconvenienti per la salute pubblica. In primo luogo, tale abitudine contrasta con il modello di stile di vita salutare che il medico dovrebbe proporre; il paziente sarebbe infatti portato a dubitare della nocività del fumo se il suo stesso medico fuma. In secondo luogo, l’essere fumatori influisce fortemente sull’attività di contrasto al fumo. Infatti, è stato dimostrato che l’abitudine al fumo nei medici italiani influenza negativamente l’attività di couseling e, inoltre, i pazienti potrebbero interrogarsi sul perché essi dovrebbero smettere di fumare dal momento che il loro stesso medico non lo ha ancora fatto. Al di là degli effetti sulla salute, l’abitudine dei medici di fumare sul luogo di lavoro rappresenta un problema di salute occupazionale che andrebbe affrontato in più sedi di intervento. Nell’andare incontro a tale direttiva, la Medicina del Lavoro può rivestire un importante ruolo, contribuendo a ridurre la percentuale di fumatori tra i lavoratori della sanità. Prima di tutto, è evidente che tutti i lavoratori della sanità, compreso i medici, andrebbero incoraggiati a non fumare e, allo stesso modo, quelli che già lo fanno andrebbero aiutati a smettere. Sebbene tale aiuto possa essere fornito dai medici di base che operano nella comunità, i medici del lavoro hanno un ruolo importante nella lotta al fumo. Infatti, dal momento che visitano periodicamente i lavoratori, i medici del lavoro si trovano nella condizione ideale per (a) individuare i fumatori in un determinato contesto lavorativo, (b) esortarli ed aiutarli a smettere di fumare, (c) fornire un supporto medico e motivazionale durante il periodo di cessazione e (d) seguire nel tempo gli ex-fumatori per accertarsi che non riprendano a fumare. Le potenzialità di questa categoria medica nel contrastare l’abitudine al fumo non andrebbero quindi sottovalutate.
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